neonato

Se ormai la vostra gravidanza è arrivata quasi al proprio termine, potreste starvi preoccupando di come sarà per voi il momento del parto. Molte donne si ritrovano a doverlo programmare per ragioni mediche – in tal caso si tratta di parto cesareo – ma se così non fosse, è probabile che si venga colte da numerosi dubbi e preoccupazioni. Ma come avviene il parto naturale?

Il parto naturale può spaventare notevolmente e ciò che fa paura più di tutto è primariamente il dolore. Ma, nonostante tutto, ciò che c’è da considerare non è solo quello: vediamo assieme tutto ciò che c’è da sapere, allora, sul parto naturale e tutti i consigli per non farci cogliere impreparate.

Innanzitutto, cosa si intende per parto naturale?

Per parto naturale si intende il parto che avviene per via vaginale senza bisogno di aiuti medici – ad esempio con l’utilizzo della forcipe o tramite la somministrazione di sostanze come l’ossitocina, in quel caso infatti il parto è comunque vaginale ma viene detto parto operativo. Ad ogni modo comunque spesso il parto naturale è utilizzato per indicare il parto che avviene senza ricorso al cesareo.

Sotto questo punto di vista, è difficile stabilire in Italia quali siano i parti totalmente naturali escludendo quelli operativi, ma è molto più facile capire quali sono quelli naturali rispetto al parto cesareo. Infatti, nel 2013 è stato notato tramite un’indagine dell’Istat che i parti cesarei sono stati circa il 37% dei parti totali, un numero piuttosto elevato se contiamo che, tecnicamente, per l’Organizzazione mondiale della sanità questi ultimi non dovrebbero superare il 15% dei parti totali.

Come funziona il parto naturale?

Il parto naturale inizia con una fase cosiddetta prodromica, ossia la fase di preparazione nella quale i tessuti della mamma si preparano al passaggio e all’espulsione del bambino. Spesso questa fase non viene notata, ma quando si presenta in maniera accentuata si accompagna spesso a contrazioni preparatorie dal ritmo piuttosto irregolare, ma che sono comunque molto intense, sebbene dal dolore comunque relativamente sopportabile.

La seconda fase invece è quella che prevede il travaglio attivo e che a sua volta si articola in due sottofasi: la fase dilatante, durante la quale avviene la dilatazione totale del collo dell’utero con contrazioni sempre più regolari ed intense.La fase espulsiva invece è quella delle spinte, che portano poi alla nascita del bambino. Infine troviamo il secondamento, ossia l’espulsione della placenta.

Quanto dura in media un parto? Questa è una delle prime domande che si pone ogni donna incinta, preoccupate magari dai racconti di parenti ed amiche che parlano di travagli durati anche per più di ventiquattro ore. La risposta in realtà è più che ovvia: non ci sono tempi fissi per la durata di un parto. La durata di ogni fase, infatti, è molto variabile e può dipendere da diversi fattori sia ambientali e sia fisici (ad esempio la dimensione delle pelvi, quella del bambino e le caratteristiche dei tessuti della mamma. Insomma, anche il modo in cui la mamma vive il parto può influire sulla sua durato.

Ad ogni modo, se proprio c’è bisogno di dare qualche indicazione temporale di riferimento, al primo parto la durata del travaglio non dovrebbe superare in linea di massima le diciotto ore, ma possono esserci sia casi più brevi che casi più lunghi.

Il dolore nel parto naturale

Naturalmente anche il dolore del parto è molto soggettivo. Alcune donne ritengono insopportbili già le contrazioni della fase prodromica, mentre altre invece arrivano alla fase di espulsione con il minimo dolore. Ad ogni modo, è risaputo che il dolore del parto è il dolore più forte che una donna possa sperimentare nella vita. Ma ad oggi per fortuna è possibile ridurre drasticamente questo dolore grazie all’anestesia epidurale, il metodo più efficace di tutti. Ovviamente, prima di sottoporsi all’anestesia epidurale c’è bisogno di fare preventivamente una visita anestesiologica nell’ultimo trimestre di gravidanza e fare alcuni esami del sangue per accertarsi che ci siano le condizioni adatte per eseguire l’epidurale.

Alcuni ospedali italiano hanno inziato a dare la possibilità di partorire con l’aiuto di protossido di azoto e gas esilarante, gas innocui che hanno però un lieve effetto analgesico ed euforizzante che permettono di alleviare quelli che sono i dolori del travaglio e dell’espulsione. Però, oltre ad essere ancora poco disponibile negli ospedali italiani, questo metodo non è avaro di limiti, prima di tutto quelli economici: si tratta infatti di un metodo molto costoso che può portare ad effetti collaterali come nausea e malessere. Tendenzialmente, quindi, è sempre meglio preferire l’anestesia epidurale.

Come facciamo a capire quando è arrivato il momento?

In realtà, sebbene una delle preoccupazioni principali delle donne incinte sia quella di non accorgersi che il parto stia per arrivare e non avere quindi abbastanza tempo per arrivare in ospedale, è letteralmente impossibile non accorgersi che il momento sia finalmente arrivato ed infatti accade molto più spesso che le donne si rechino in ospedale quando non è ancora il momento piuttosto che quando sia troppo tardi (evenienza nella quale non si incorre quasi mai).

Ci sono infatti sempre delle avvisaglie che è difficile sottovalutare, come ad esempio la perdita del tappo mucoso, che però può avvenire anche diversi giorni prima del travaglio. Generalmente, comunque, la maggior parte delle donne si rende conto di sentirsi diversa quando inizia il travaglio, c’è chi parla di una strana inquietudine o di un particolare senso di stanchezza e comunque le contrazioni sono difficili da ignorare, perché quando diventano sempre più frequenti, regolari ed intense ciò vuol dire che il momento che tanto aspettavamo è arrivato, specie se abbinate ad abbondanti perdite di liquido!

Comunque, l’ultima cosa da fare è farsi prendere dal panico. In questo caso bisogna comunque star tranquille ed evitare di precipitarsi immediatamente in ospedale perché in quel caso la gestione della fase prodromica diventa più difficile e si ha molta più ansia. Il momento migliore per recarsi in ospedale è quando le contrazioni si presentano ad intervalli regolari e vanno avanti ogni cinque minuti per almeno due ore.

Se insieme alle contrazioni vediamo presentarsi un po’ di muco misto a sangue, non si tratta affatto di un segno negativo ed è anzi un’ulteriore affermazione del fatto che il travaglio è ormai in moto.

Con l’ansia che aumenta, qualche trucco può tornarci utile per distrarci un po’ ed allentare lo stress comportato dalla situazione. Ad esempio è importante che continuiamo a rimanere idratate (mangiando e bevendo, un’attività altamente consigliata perché non si rimanga a corto di energie) e ci distraiamo magari facendo un bagno caldo, leggendo o ascoltando un po’ di musica. Quando noteremo quindi che le contrazioni si sono fatte forti e regolari, è arrivato il momento di andare in ospedale.

I vantaggi del parto naturale

Sono vari i vantaggi del parto naturale, vediamo assieme di quali si tratta.

  • Innanzittutto, vediamo una grande soddisfazione da parte della mamma;
  • ripresa molto veloce rispetto al parto cesareo. Infatti già pochissimo tempo dopo la mamma potrà muoversi e camminare.
  • avviare bene e subito l’allattamento
  • meno rischi per il neonato
  • probabilità di allattare a lungo termine
  • meno possibilità di contrarre infezioni dovendo così interrompere l’allattamento;

Ad ogni modo, è comunque molto spesso possibile ricorrere al parto cesareo che in alternativa si tratta comunque di una scelta molto ragionevole se ci sono le condizioni mediche necessarie a doverlo mettere in atto.

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