mamma lavoro

Con congedo di maternità si intende il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici durante la gravidanza ed il puerperio (ossia il periodo immediatamente successivo alla gravidanza). In casi particolari dove l’astensione dal lavoro non può avvenire nella madre, questa spetta al padre (congedo di paternità). Il diritto al congedo, ricordiamo, è previsto anche in caso di affidamento di minori o adozione.

Come funziona?

Quanto mi spetta per la maternità? Questa domanda è una delle prime a comparire nella mente delle donne che presto saranno neo-mamme. E allora vediamo che concetti come congedo facoltativo, periodo di allattamento e maternità obbligatoria hanno perso di significato ed in un momento già di per sé così delicato iniziano ad ammassarsi ulteriori preoccupazioni. Vediamo assieme, però, di quali tutele si può continuare ad usufruire per non farci cogliere impreparate quando si tratta di congedo di maternità.

Il divieto di licenziamento

Innanzitutto, il divieto di licenziamento delle madri lavoratrici. La legge infatti protegge la donna in gravidanza e c’è una legge specifica che vieta al datore di lavoro di licenziarla dall’inizio della gestazione fino al compimento di un anno di età del bambino. Il divieto di licenziamento vale anche nel caso il datore di lavoro dovesse non essere stato a conoscenza dello stato di gravidanza della dipendente nel momento del licenziamento. Tuttavia, esistono alcune circostanze entro le quali il licenziamento è possibile ed esse sono:

  • esito negativo del periodo di prova della dipendente
  • cessazione dell’attività aziendale
  • scadenza dei contratti a tempo determinato
  • grave colpa della dipendente

A chi è rivolto?

Il congedo di maternità è rivolto alle seguenti categorie:

  • disoccupate o sospese secondo quanto previsto dall’articolo 24 del Testo Unico maternità/paternità (TU)
  • lavoratrici agricole che, secondo l’articolo 63 del TU, nell’anno di inizio del congedo siano state in possesso della qualità di bracciante con iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno cinquantuno giornate di lavoro agricolo.
  • lavoratrici a domicilio;
  • lavoratrici per servizi domestici e familiari (comprese colf e badanti);
  • lavoratrici APU o LSU;
  • lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS non pensionate;
  • lavoratrici dipendenti assicurate dall’INPS anche per la maternità.
  • lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche (comprese ex INPDAP ed ENPALS).

Per l’ottenimento di informazioni più dettagliate a riguardo, consigliamo la lettura del Testo Unico maternità/paternità.

Congedo di maternità obbligatorio, cosa si intende?

Per congedo di maternità obbligatorio si fa riferimento a quel periodo di tempo di cinque mesi che vanno dagli ultimi due mesi di gravidanza fino ai tre mesi di nascita del bambino.  In questo periodo, la donna (dipendente) è obbligata all’astensione dal lavoro. Questo diritto è previsto anche alle madri adottive ed affidatarie!

Come richiedere il congedo di maternità

La domanda di maternità, in questo caso, deve essere presentata all’Inps secondo le seguenti modalità:

  1. Telematicamente tramite il sito dell’INPS, che offre servizi online a riguardo.
  2. al numero del Contact Center indicato sul sito dell’Istituto previdenziale.
  3. Attraverso i Patronati, tramite i servizi telematici.

Innanzitutto, sottolineiaimo che la domanda telematica dovrà essere inviata prima dell’inizio del congedo di maternità e non oltre un anno dalla fine del periodo di indennità. La lavoratrice, inoltre, sarà obbligata a comunicare la data di nascita del figlio e le sue generalità entro i primi trenta giorni dal parto, sempre con le suddette modalità. Invece per quanto riguarda le lavoratrici autonome esse sono tenute, invece, a trasmettere la domanda telematica successivamente al parto.

Alla domanda telematica si può allegare ogni documentazione utile, mentre occorre invece presentare in forma cartacea il certificato medico di gravidanza ed ogni altra certificazione medico-sanitaria richiesta per il rilascio delle prestazioni economiche del congedo di maternità o paternità. Questa documentazione dovrà essere consegnata alla sede Inps competente. Sulla busta contenente la certificazione medico-sanitaria sarà utile apporre il numero di protocollo che sarà rilasciato dalla procedura di invio online e la dicitura “documentazione domanda di maternità/paternità – certificazione medico-sanitaria“.

Il congedo per malattia del bambino e per l’allattamento

Che cosa fare quando il bimbo si ammala? Quali sono le regole per l’assenza dei genitori dal lavoro nel caso il proprio figlio necessiti di assistenza per malattia o debba essere allattato?

Congedo per malattia

In tal caso entrambi i genitori hanno diritto di astensione dal lavoro per i periodi corrispondenti alla malattia di ogni figlio. Tale diritto spetta senza alcun limite fino al compimento del terzo anno d’età del bambino e per cinque giorni lavorativi all’anno, per ciascun genitore, dai tre agli otto anni d’età del bimbo. I genitori, in questo caso, non possono fruire contemporaneamente dei cinque giorni lavorativi.

Le malattie del bambino, inoltre, devono essere documentate con un certificato di malattia rilasciato da un medico specialista. I periodi di congedo per malattia del figlio sono calcolati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie, alla tredicesima e alla gratifica natalizia.

Congedo per allattamento

Durante il primo anno di nascita, la mamma può avere diritto al permesso orario giornaliero per l’allattamento. Ciò consiste nella possibilità di fruire di due pause giornaliere di un’ora ciascuna (anche cumulabili, volendo) durante le quali si può allattare il proprio bambino. Questo numero di ore, comunque, è valido se si lavora a tempo pieno e viene dimezzato nel caso di lavoro part-time della durata inferiore a 6 ore di lavoro giornaliere. Anche il papà può usufruirne! Vediamo i casi in cui è possibile:

  • quando la madre non ne può usufruire
  • in caso di morte o infermità della madre
  • quando la madre è lavoratrice autonoma
  • quando egli è l’unico affidatario

Ecco, queste che vediamo qui sono le direttive generali per poter richiedere il congedo di maternità e di paternità. Infatti, c’è da ricordare che anche i padri adesso vengono tutelati nel caso dell’arrivo di un figlio, anche se con tempistiche ridotte e permessi diversi. Speriamo di avervi chiarito un po’ di più le idee, e buona attesa a tutti!

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