mei tai bimbo

Si tratta di una pratica antica, quella del babywearing, usata in moltissime culture diffuse in tutto il mondo e riguarda il portare con sé i propri bambini. Di che cosa si tratta, nel dettaglio, e cosa vuol dire di preciso?

Che cos’è il babywearing?

Letteralmente, la parola vuol dire “indossare il bambino“. Ma in che senso? Si intende in questo caso quello di portare il bambino con sé tramite fasce portabebè o altri supporti adatti a “legare” assieme mamma e piccolo. Si può iniziare già dalle prime uscite del bambino fino ai tre anni di vita, ma è possibile iniziare dopo e finire anche prima, volendo. Insomma, il babywearing si presenta come una vera e propria pratica di accudimento del bambino, tutta badsata sul contatto materno.

La pratica del babywearing infatti è altamente consigliabile soprattutto grazie ai benefici che porta al bambino, innanzitutto richiamando quelli che sono i suoi bisogni primari fin dalla nascita. Diversamente dagli altri mammiferi, un neonato umano non è autosufficiente fin da subito ma ha bisogno di un periodo di maturazione durante il quale è necessario che rimanga a contatto con la madre per la sua crescita fisica e neurologica. Questo periodo infatti viene denominato esogestazione. Il piccolo, infatti, a contatto con la madre soddisfa il suo bisogno primario di contatto.

Questo processo è importante per due fattori: il respiro e la termoregolazione. I neonati che stanno a contatto con la pelle della propria madre infatti subiscono innanzitutto un processo di regolazione termica che prende il nome di sincronia termica, e la stessa cosa accade con il battito cardiaco ed il respiro. Infatti, diversi studi scientifici hanno testimoniato che è decisamente più plausibile che un bambino che mantenga questo tipo di contatto dopo la nascita con la propria madre sia più tranquillo e meno incline al pianto.

Il gesto del portare i bambini dunque è un atto istintivo e naturale di accudimento. Ciò è stato dimostrato nel corso dei secoli che da diverse caratteristice osservate nel bambino e nella madre che portano a credere che il neonato, dunque, si sia adattato alla condizione di esser “portato” dalla madre, facendo diventare questa una vera e propria pratica biologica di protezione, nutrimento ed accudimento della propria prole. Grazie al babywearing difatti il neonato può trovare sensazioni molto simili a quelle sperimentate nel grembo materno: raccoglimento, calore, rumori familiari, movimenti e nutrimento.

In aggiunta, non dimentichiamo che i vantaggi ci sono anche per chi porta il bambino (madre, padre o tutore in carico) che si trova ad avere le mani libere e può muoversi liberamente per fare qualsiasi altro compito, portando a compimento i propri doveri quotidiani con più semplicità. Tutto ciò, oltre al risvolto pratico, è dovuto anche al fatto che i bambini  – sentendosi al sicuro – riescono appunto ad essere più sereni e questo comporterà in loro come abbiamo già accennato, un senso di tranquillità maggiore (e, inoltre, è anche più facile farli addormentare!).

Ed il papà?

All’inizio, naturalmente, il bimbo cercherà e vorrà solo la mamma ma essere portati in grembo anche dal padre non potrà che fargli bene. Inoltre, un padre che è stato presente durante la gravidanza sarà riconosciuto più facilmente dal neonato che trarrà piacere anche dal rimanere a contatto con lui. Anche per i papà, dunque, questo del babywearing può essere un metodo per entrare a contatto più facilmente con il piccolo ed imparare a conoscersi vicendevolmente.

Come si pratica il babywearing?

Allora, il babywearing si pratica legando a sé il proprio bambino con un supporto portabebè. In commercio ne esistono tanti e di vari tipi: fasce elastiche, marsupi ergonomici e non, fasce di tessuto, fasce ad anelli, mei tai e via discorrendo. Ad ogni modo, prima di iniziare a prendere in considerazione i diversi supporti utilizzati qui in occidente, è importante tenere in mente alcuni punti salienti che sono comuni a tutti i tipi di supporti portabebè.

Innazitutto, ricordiamo che qualsiasi supporto venga scelto è importante perché la seduta vada da piega a piega del ginocchio, che viene chiamato cavo popliteo. Il bambino in questo modo è sostenuto in modo adeguato e manterrà una posizione dove il sederino sarà un po’ più in basso delle ginocchia, in un certo senso ad “M”. Inoltre, assicuriamoci che il supporto del nostro portabebè non tenga schiacciata ma conservi la sua curvatura, permettendo uno sviluppo regolare della sua crescita e postura.

I tipi di supporto in commercio

  • Fascia in tessuto. Si tratta di una fascia intorno ai 4 metri e 60 ed alta più o meno 70 cm (le misure, naturalmente, possono essere variabili in base alla corporatura e le esigenze di bimbo e portarore). Questo tipo di fasce possono essere di diverso tipo, in base al loro tessuto (cotone 100%, lino, cotone misto lino, seta, lana – e dunque anche a seconda delle stagioni – bamboo o seta). Costituiscono un tipo di portabebè molto duraturo e resistente nel tempo, soprattutto quella 100% cotone con grammatura media.
  • Ring sling: la fascia ad anelli. La fascia Ring sling è consigliata quando il bambino già riesce a sostenersi la testa e si può portare unicamente sul fianco. C’è da dire che non scarica il peso in maniera ottimale e si trova dunque ad essere molto scomodo quando si fanno lunghe passeggiate, soprattutto per quanto riguarda il baricentro del portatore che non essendo in asse può inclinarsi. Risulta essere comunque la fascia più comoda nel caso il nostro bambino voglia salire e scendere spesso.
  • Fascia in tessuto elastico. Pur tenendo in considerazione le esigenze di neonato e portatore, in linea generale la fascia in tessuto elastico è il supporto migliore per la fisiologia del bimbo. Si tratta di una fascia in jersey di cotone alta 70cm e lunga 50 (anche qui, centimetro in più o centimetro in meno). ascia in tessuto elastico è perfetta a reggere il vostro bambino fincé non peserà almeno 8kg, dopodichè purtroppo tenderà a cedere e sarà sconsigliabile per bambino e genitore. Consente, però, di portare il bambino solo frontalmente, “pancia a pancia”.
  • Mei-tai. Come suggerisce il nome, è un portabebè di origini asiatiche e può essere utilizzato quando il bambino sostiene già la testa. Si tratta di una specie di marsupio strutturato a metà con una fascia. Anche qui, il suo utilizzo è pancia a pancia ma si può portare il bimbo anche sulla schiena. Ha un utilizzo altamente intuitivo, ma non è contenitivo come la fascia e soprattutto non si possono avere tante variazioni nella portata del bimbo.
  • Marsupio strutturato. Normalmente, un marsupio strutturato rispetta la fisiologia del neonato, vanno bene per bambini dai sei mesi in su che riescono a sostenere la seduta e sono dotati di fibbie e cinture per riuscire a regolare la portata per il genitore e la seduta del bambino.

Non esiste il supporto perfetto per tutti i bambini e tutti i genitori, ma ognuno di noi ha delle esigenze particolari. Avete le idee un po’ più chiare adesso? Buoni acquisti a tutti!

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